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Il blog di Nicola Tanno
BLOG CHIUSO
post pubblicato in diario, il 16 aprile 2012


Questo blog non viene aggiornato da tempo ma preferisco comunicarlo per iscritto a chiunque capiti per caso su queste pagine. Era nato con buone intenzioni ma dopo l'incidente del 2010 ho raccontato la Catalogna in altri modi. Per chi fosse interessato a leggere i miei articoli o a conoscere le mie attivitá, puó trovare informazioni ai siti stopbalesdegoma.org e ilcorsaro.info.
N.T.



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SENTENCIA DEL TSJC: UNA VICTORIA PARA TODOS LOS AFECTADOS
post pubblicato in diario, il 10 febbraio 2011



Il Tribunale di Giustizia della Catalogna ha emesso una sentenza di condanna per la Generalitat Catalana al pagamento di 60mila euro in favore di una ragazza sparata alla gamba 5 anni fa da un proiettile di gomma. È una sentenza fondamentale per tutte le vittime di quest'arma perché è una delle prime che acclara senza ombra di dubbio la responsabilitá dei Mossos. Noi dell'associazione Stop Bales de Goma abbiamo manifestato totale soddisfazione per la sentenza. questo è il testo dell'articolo che ho scritto per il nostro sito stopbalesdegoma.org

La sentencia del Tribunal Superior de Justicia de Catalunya que ha condenado los Mossos d’Esquadra a pagar 60 mil euros por un pelotazo de goma disparado contra de la pierna de una joven en el 2006 tiene un significado de grande valor.
Nos encontramos no solamente frente al éxito de una batalla judicial larga y difícil por parte de una chica que del día del disparo ha tenido problemas importantes sino sobre todo en una de las raras ocasiones en las cuales está aclarado sin dudas que un querellante ha sido golpeado por una bala de goma, destruyendo así la defensa de la policía autonómica.
Así como en todas las ocasiones también en esta los Mossos han intentado demostrar que la joven no recibió una pilota sino otro objeto lanzado por un manifestante. El Tribunal, en cambio, ha declarado que la chica fue disparada a la pierna mientras se alejaba de la policía derribándola al suelo.
De este momento cae uno de los más frecuentes discursos de los Mossos: nadie puede hablar sobre la peligrosidad de las balas porque no se puede demostrar que hayan sido éstas las que han causado las lesiones a los afectados.
Hay que recordar que la policía continua a repetir que los casos de Oscar Alpuente, Jordi Naval, Jordi Sallent y Nicola Tanno (los jóvenes que entre el 2009 y el 2010 han perdido un ojo a causa de estos proyectiles) no fueron balas sino objetos tirados por la gente o, nada menos, que alguien pisó sus ojos.

Si la reacción de la Policía a esta sentencia era previsible (declarar sobre-dimensionada la sentencia y continuar a negar los hechos) hace falta una intervención del Gobierno y del Parlamento. ¿Es o no la hora de romper el tabú que impide a las fuerzas políticas de debatir sobre el uso de las balas y de poner en duda su uso? Ya no es tiempo de hacer defensas formales y retóricas.
La sentencia dice que la policía ha disparado una bala de forma indiscriminada contra una ciudadana y otros afectados reivindican justicia.
El Conseller d’Interior Felip Puig y los grupos parlamentarios tienen la oportunidad de dar una respuesta política a las fallas que abre el Tribunal y un primero paso sería el de constituir la comisión de estudio sobre el uso de las balas de goma propuesto por la asociación “Stop Bales de Goma”. Esperamos que nos escuchen.

Nicola Tanno
Associación “STOP Bales de Goma”


Contro la riforma arriva anche il blog Stopgelmini
post pubblicato in diario, il 27 gennaio 2011




Pubblicato su Terra del 23 gennaio 2011

La partita del movimento studentesco contro la riforma Gelmini é ancora aperta. Dopo la ratifica della legge da parte del Presidente della Repubblica, gli studenti si riorganizzano in questi giorni nei singoli Atenei per cercare di limitare gli effetti peggiori della riforma. Infatti, mentre la parte della legge riguardante la messa a termine dei concorsi dei ricercatori troverá applicazione immediata, la riforma della governance e del diritto allo studio dovranno passare nei prossimi mesi attraverso i decreti attuativi e per la riforma degli Statuti d’Ateneo, un processo che per il Governo rischia di essere lungo e combattuto e di durare piú di un anno. L’associazione Link-Coordinamento Universitario, proprio con l’obiettivo di organizzare un’opposizione alla riforma a livello locale, ha lanciato nei giorni scorsi il blog Stopgelmini.blogspot.com, uno spazio virtuale che punta ad agevolare il confronto tra i tanti percorsi territoriali di mobilitazione e iniziativa per impedire l'attuazione della Legge Gelmini all'interno degli Atenei. La Link dunque, in attesa che tutte le anime del movimento decidano se usare o meno l’arma referendaria per abrogare la riforma, prova a non disperdere l’enorme opposizione che gli studenti hanno manifestato nei mesi scorsi contro il ddl invitandoli a neutralizzare la legge a livello locale. In effetti, la partita sulla governace degli Atenei é aperta su piú fronti. Gli studenti potranno ancora dire la loro all’interno delle commissioni che dovranno elaborare una proposta di Statuto rispetto alla elezione dei Rettori e alla durata del loro mandato, alle funzioni del Consigli di amministrazione e del Senato Accademico, alla convocazione o meno delle prossime elezioni delle rappresentanze studentesche. Inoltre andranno definite per ogni universitá le attivitá del Direttore Generale nonché i membri esterni dei Cda, una delle possibilitá previste dal ddl tra le piú criticate nelle assemblee. Su tutti questi temi, Stogelmini rilancia tutta una serie di proposte elaborate lo scorso autunno nelle assemblee e inserite nel documento dell’Altra Riforma.

A rischio sono poi le elezioni studentesche previste in tutta Italia tra la primvera e l’autunno: il Governo, timoroso di assistere a una vittoria delle forze di sinistra, che potrebbe essere letta come una bocciatura delle politiche del Governo, invita a posticiparle dopo l’approvazione degli Statuti. La Link, dal canto suo, ricorda che il processo di approvazione definitiva degli Statuti potrebbe durare fino al febbraio 2012 e spinge per andare alle elezioni in tutti gli Atenei.

La battaglia degli studenti prosegue anche a livello nazionale. Il Governo dovrá emanare entro un anno il decreto attuativo di riforma del settore del diritto allo studio universitario, una misura che introdurrá un fondo speciale per il merito e investirá soprattuto sul sistema dei presiti d’onore. Anche su queste misure c’è da attendersi una forte opposizione da parte degli studenti. Su tutto resta aperta il tema del possibile referendum che abroghi l’intera riforma, un’idea sorta lo scorso autunno nelle assemblee e che ad oggi ancora non ha trovato una risposta definitiva. 







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Verso il Social Forum di Dakar. Migrazioni e Globalizzazione: torniamo a discuterne?
post pubblicato in diario, il 7 gennaio 2011




Pubblicato su Terra del 7 gennaio 2011


Quasi nessuno ne ha parlato ma in quest’autunno si é tenuto a Quito un appuntamento di rilievo internazionale per i movimenti sociali. Nella capitale peruviana si é svolto infatti, dall’8 a al 12  ottobre il Social Forum Mondiale sulle Migrazioni, un’ appuntamento che ha provato a costruire una nuova agenda politica sul tema delle migrazioni e dei diritti globali. Il lavoro avviato a Quito culminerá nel Social Forum Mondiale che tra poche settimane si terrá in Senegal dove verrá approvata una Carta Mondiale dei Migranti, un documento che rivendicherá il diritto alla libera circolazione dei cittadini, l’uguaglianza dei diritti e l’opposizione alle politiche neoliberiste che sono la causa della povertá nel Mondo. Sono discorsi, questi, che fuori dall’Europa sono al centro delle riflessioni politiche dei movimenti ma che purtroppo non vivono piú di quasi nessuna attenzione delle forze politiche di sinistra italiane tanto da far sorgere il dubbio che abbiano definitivamente rinunciato ad affrontare il tema perché vissuto con sofferenza dall’elettorato. Il problema è che anche quando é costretta ad esprimere pareri la sinistra si limita ad alternare un atteggiamento “sceriffesco” che prova a inseguire i temi dettati dalla Lega Nord o un solidarismo che appare spesso insufficiente. É possibile invertire la rotta e tornare a porre al centro del dibattito politico un tema che riguarda piú di 200 milioni di persone senza limitarlo alla sicurezza e alla paura? La sinistra italiana, che dieci anni fa durante una breve ma felice stagione si dimostró capace di analizzare i problemi locali in chiave globale, non puó pensare di continurare ad ignorare il tema e di non ricostruire una relazione con le forze progressiste dei Paesi di forte emigrazione, pena un’incapacitá ancora maggiore di capire i processi globali.

Se c’è una lezione da trarre dallo scorso autunno di lotte di operai e studenti è che non c’è piú tempo da perdere nella costruzione di un movimento di alternativa a livello internazionale. Il tema é emerso chiaramente sul caso Fiat dove é chiaro che le battaglie dei lavoratori italiani, serbi e polacchi sarebbero piú forti se vedessero una unitá di classe che travalichi i confini nazionali. Allo stesso tempo é chiaro che se non si contruisce una lotta comune a livello globale sul tema delle migrazioni i dibattiti politici nazionali resteranno impastonati sulle politiche della sicurezza e della caritá e gli stessi lavoratori resteranno divisi perché percepiranno gli immigrati come una minaccia. Una sinistra degna di questo nome dovrebbe essere capace di costruire a livello internazionale due battaglie fondamentali: la prima per il controllo dei movimenti di capitale, facendo percepire ai lavoratori di tutto il mondo che la causa dell’abbassamento dei salari non é dovuto alle migrazioni ma alla globalizzazione economica mentre l’altra dovrebbe essere per la ratifica della Convenzione Onu sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti. Si tratta di un testo del 1990 non ratificato dai Paesi europei e che imporrebbe standard minimi di diritti ai lavoratori migranti regolari e irregolari. Perché non sfidare l’ipocrisia europea su questi temi? D’altronde si tratta solo di ripetere cose –a cui si potrebbe aggiungere la richiesta di abolizione della legge Bossi-Fini- che i movimenti sapevano dire benissimo a voce alta fino a una dozzina di anni fa.




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¿Cómo favorece el camino de la integración la participación política y social de los migrantes?
post pubblicato in diario, il 4 gennaio 2011


Pubblico qui sul mio blog un lavoro realizzato assieme a Olesea Sircu riguardo la partecipazione politica e sociale degli immigrati in Spagna e la relazione che esiste tra la partecipazione a gruppi collettivi e l'integrazione degli immigrati. Quello della partecipazione politica degli immigrati è un argomento troppo poco indagato nonostante la sua crescente importanza, soprattutto in chiave politica e per questa ragione abbiamo voluto analizzare i dati dell'Inchiesta Nazionale Immigrati proprio riguardanti la partecipazione per trarne alcune riflessioni teoriche. Quello che abbiamo potuto osservare è che esiste una interessante relazione tra alti livelli di partecipazione degli immigrati e alta intenzionedi restare nel Paese. Inoltre sono emersi anche dati interessanti riguardo la partecipazione delle donne e del rapporto tra educazione, reddito e partecipazione politica. 

Il lavoro è stato realizzato durante il Master  di Gestione dell'Immigrazione dell' UniversitáPompeu Fabra di Barcellona. 


Inroducción 

Objeto de estudio: la población ecuatoriana, marroquí e rumana. 

De hace unos años hay a España y en toda Europa un debate sobre losderechos políticos de los migrantes. En particular sobre el derecho de voto. Sin embargo, hay menos atención sobre el asociacionismo de los migrantes y sus formas y características, no obstante en los último años hubieron sentencias del Tribunal Constitucional (STC 236/2007)y nuevas intervenciones del Parlamento  (LO 2/2009)  a propósitodelos derechos de reunión y asociación de los extranjeros.

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continúa...http://issuu.com/nicola_tanno/docs/proyectofinal_olesea_sircu-nicola_tanno

Barcelona sfiducia Berlusconi
post pubblicato in diario, il 13 dicembre 2010




Pubblicato su Retedellaconoscenza.it il13 dicembre 2010

Mentre in Italia il Governo Berlusconi  giunge all’apice della sua crisi anche i cittadini italiani di Barcelona si uniscono alle lotte degli studenti e dei ricercatori in lotta contro la riforma dell’Universitá. Nei giorni scorsi le associazioni degli italiani residenti a Barcelona e gli studenti erasmus hanno organizzato una serie di manifestazioni per chiedere il ritiro del ddl 1905 e le dimissioni del Governo Berlusconi. Anche nella capitale catalana, come in tutta Italia, i manifestanti hanno scelto di occupare i monumenti della città per denunciare il disinvestimento sulla  cultura e dopo l’iniziativa al Parc Guell del 28 novembre scorso, ieri gli studenti, i ricercatori e semplici cittadini italiani hanno dato vita nel pieno centro della cittá a un flash mob che ha visto la pàrtecipazione di centinaia di persone. I manifestanti, armati di un semplice libro, si sono seduti lungo la Rambla, la piú famosa e turistica via del centro, e hanno letto l’appello dell’iniziativa, in italiano prima e poi in catalano, proprio per far conoscere alla cittadinanza catalana le ragioni della protesta. “Questa riforma impoverisce il diritto allo studio cancellando le borse per motivi di reddito, utilizzando il merito come unico criterio di finanziamento, introducendo il prestito d’onore, che rende lo studente debitore delle banche” denuncia l’appello. Successivamente un piccolo corteo si è spostato verso il monumento di Cristoforo Colombo che affaccia sul porto mentre da sopra, rispettando il rito che sta unendo le lotte di questo autunno contro il Governo, è stato calato uno striscione. Sotto il monumento il gruppo di italiani ha dapprima lanciato slogan contro il Governo e poi, in conclusione della giornata, è stato letto un passo del sesto canto del Purgatorio di Dante, il canto cosidetto “politico”, un canto che è sembrato a tutti di stretta attualitá “ Ahi serva Italia, di dolore ostello, Nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!” Unica nota stonata della giornata è stata la richiesta dei documenti da parte dei Mossos d’Esquadra di una ragazza che era andata a ritirare lo striscione dal monumento. La lotta degli studenti erasmus –che si sono riuniti in un coordinamento-e delle associazioni di italiani residenti –tra le altre AltraItalia e Lo Sbarco- continua. Martedí tutti si uniranno a Plaça Universitat per una grande manifestazioni in attesa delle votazioni alla Camera dei Deputati per la fiducia al Governo.  Come è stato ripetuto durante la manifestazione di ieri, comunque vada la votazione l’opposizione alle politiche di distruzione dell’istruzione pubblica continueranno, a Roma come a Barcelona.

Spagna contro Bologna
post pubblicato in diario, il 20 novembre 2010




Pubblicato su Terra del 17 novembre 2010

Se è vero che la crisi economica ricade soprattutto sui giovani, la Spagna ne è la manifestazione esemplare. Disoccupazione ai massimi livelli europei, precarizzazione crescente, aumento delle tasse universitarie: il sogno socialdemocratico della Spagna di Zapatero si avvia alla conclusione per via di una crisi che ha mandato a fondo, oltre all’economia spagnola, anche le illusioni di quella sinistra europea che vedeva nel politico di Valladolid un leader di riferimento. A soli due anni dai giorni in cui la Spagna reclamava il suo ingresso nel G8 e in cui annunciava orgogliosa il superamento del suo pil procapite su quello italiano, gli iberici vivono oggi una crisi profonda che colpisce duramente il lavoro e la condizione dei giovani. La Spagna del 2010 è il paese UE con le peggiori performace rispetto alla condizione degli under 35 detendendo, infatti, il più alto tasso di disoccupazione giovanile, con il 40,9 %, il doppio della media europea, il tasso di disoccupazione di lunga durata tra i giovani all’11,3% e una percentuale del 32,9% di contratti di lavoro a tempo indeterminato. In questo contesto, di fronte alle ultime misure adottate dal Governo -tagli del 5% dello stipendio dei lavoratori del settore pubblico e facilitazione per le imprese a licenziare- la reazione dei sindacati dei lavoratori e degli studenti è stata durissima. Il 29 ottobre scorso i principali sindacati, CCOO e UGT, hanno convocato uno sciopero generale contro il Governo che ha visto una enorme partecipazione da parte dei lavoratori e dei giovani spagnoli, sia lavoratori che studenti. –La riforma congela le pensioni, colpisce i più poveri e i diritti dei lavoratori. Nulla è stato fatto per combattere l’evasione fiscale e l’economia sommersa- afferma Lara Saiz, dell’ Associació d’Estudiants Progressistes, sindacato studentesco catalano –una riforma ancora più assurda se si pensa che nasce da un partito che si definisce “operaio” e “socialista”- Questo contesto di crisi economica sta determinando conseguenze anche su scuola e università, già oggetto di profonde riforme negli ultimi anni. La Spagna, infatti, è da 10 anni teatro delle proteste degli studenti contro l’applicazione del processo di Bologna, il piano approvato dai ministri dell’università nel 1999 e finalizzato a creare lo Spazio Europeo della Conoscenza. –Il Plan Bologna non ha affatto costruito lo spazio europeo comune visto che ogni Stato lo ha applicato in maniera differente; piuttosto ha determinato un aumento dei costi dell’università ed ha duramente colpito il diritto allo studio- aggiunge Lara. La crisi ha peggiorato la situazione: l’AEP e il Sindacat dels Estudiants dels Països Catalans denunciano infatti un processo di elitizzazione dell’Università che si manifesta attraverso l’incremento delle tasse universitarie, l’aumento del 300% delle tasse di immatricolazione di dottorato e fino al 25% per l’iscrizione all’università. Per queste ragioni i sindacati studenteschi hanno richiamano gli studenti alla mobilitazione e il SEPC ha convocato a Valencia una manifestazione contro le politiche governative nel campo economico e universitario utilizzando uno slogan non dissimile da quelli lanciati a Roma o a Parigi, “Bologna+Crisi=Precarietà”. –La cosa inaccettabile è che i media ci dipingano come una generazione che non ha voglia di fare niente- conclude indignata Lara Saiz –Si dimenticano che saremo la prima generazione in condizioni economiche peggiori dei propri genitori-.


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